Miss Austen? Magari la richiamiamo noi.

Almeno una volta ho sognato di farlo. Alla fine, l’esperimento ha preso corpo tra le mani di un fan di Jane Austen, che ha proposto diversi capitoli di Orgoglio e pregiudizio a diciotto tra editori e agenti letterari, spacciandoli per “First impressions”, manoscritto originale di un aspirante scrittore.
Risultato? A parte un assistente più sveglio della media, un coro di rifiuti e formule di circostanza, da quella della Penguin (!), che liquida la pratica con un “sembra una lettura veramente originale e interessante”, senza dare alcun seguito, alla nota dell’agente di J.K. Rowling, che “non si sente di sottoporre il materiale a un editore”. Stessa reazione dagli altri grossi nomi, da Bloomsbury ad Harper Collins.

Ora, non sapendo che idea farmi esattamente, seguono ipotesi e considerazioni sparse.

1. Hanno tutti mangiato la foglia e ritenuto di non perderci altre energie;
1a. Se no, chi decide cosa leggeremo (almeno) quel classico manco l’ha aperto;

2. I manoscritti ‘non accompagnati’ (da un ‘nome’, o un agente, o chissà che) hanno una pattumiera tutto loro negli uffici degli editori, nella quale entrano di default come lo spam. In tal caso, forse ci sono più capolavori nei detti cestini che in classifica;

3. I classici possono esserlo per ragioni diverse dalla stretta ‘qualità letteraria’ [1], diventandolo a posteriori anche per valutazioni legate a stato dell’arte, pubblico e cornice storica cui appartengono. Un capolavoro di un secolo fa, svuotato del proprio ruolo nel tempo, dovrebbe fare i conti col mercato e - facciamocene una ragione - coi gusti, umori e sensibilità del pubblico (poi magari stravenderebbe lo stesso, dico).
Ancora: alcuni romanzi già ‘d’appendice’ sarebbero tali anche oggi, se quella visuale ‘dall’alto’, che si raggiunge con gli anni, non li avesse laureati ‘classici’.
- Caveat: si parla di Jane Austen, che da queste parti gode di credito smo-da-to, ma per ragioni più afferenti alla Storia che alla storia, aspetti cui pochi capitoli non possono render giustizia, a voler fare l’avvocato del diavolo; fosse stato Dostoevskij, per dire, anche solo il genio tecnico annidato in dieci pagine avrebbe dovuto accendere delle lampadine, senza possibilità di appello.

4. Lungi dall’abbracciare la tesi per cui “c’era meno concorrenza”, ammetto sottovoce che un po’, in un certo senso, è vero: il pubblico dei libri non subiva dinamiche di mercato così anti-meritocratiche, non doveva gestire un’offerta così omologante e indiscriminata, né i libri nascevano con le ore contate (il grosso delle migliaia di opere pubblicate ogni anno in poche settimane completa il ciclo stampa-scaffali-macero-oblio. Una specie di Long Tail perversa). D’altra parte, gli operatori avevano la volontà e il tempo di scegliere in base alla qualità. Credo.

5. Credo il discorso valga, mutatis mutandis, anche per cose molto più recenti: lì, anzichè gli anni e le antologie, c’entra una roba che chiamano hype. Però sono convinto che, allo stesso modo, intere generazioni di Scrittori oggi non vedrebbero mezza tipografia.

Ma del resto, se editoria e letteratura contemporanee sono il frutto di quelle ‘passate’, allora è lecito che cadano lontano dall’albero, che un romanzo sia prerogativa dei propri giorni e - nell’immortalità - lo si legga tenendone conto.

6. Quindi l’esperimento e questo post potrebbero essere inutili.

[1] Obiezione: “definire qualità letteraria”. Accolta: non posso, ma ci siamo capiti.


2 Responses to “Miss Austen? Magari la richiamiamo noi.”  

  1. 1 macky

    Grandioso questo post! Sono appena capitata sul tuo blog, ma leggere questi ‘pensieri sparsi’ ha ridato linfa al ricordo di un pellegrinaggio laico che feci presso una casa editrice; lì, più che un cestino o un cassonetto per la scrittura-immondizia-del-signor-nessuno, c’erano interi scaffali-macero.
    Jane Austen, questa sconosciuta! Ti quoto in pieno, siamo proprio in mano ad una manica di personaggi che bazzicano nel mondo dell’editoria dando spazio solo alle regole del mercato, dove si commissionano romanzi su misura, brochure creative, più che lavori letterari; e soprattutto dove si grida al fenomeno senza avere metri di paragone, se non si conosce il canone non si può paragonare nulla.
    Complimenti per il blog! Saluti.

  2. 2 C:\arlo

    Beh… grazie! :-)

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