C’è che siamo furbetti, o almeno uno se ne trova sempre, fra mille. Per cui anche se quello, per buona misura, ti insulta in anticipo*, stai certo che il flash prima o poi lo vedi; se poi quello alza i tacchi davvero e non fa il bis, me la prendo più col fotografo che con la star uterina.
Poi basta. La mia dose di ‘responsabilità oggettiva come italiano’ finisce qui, specie se sua jazzità insulta platea e “Damn City” (Perugia).
Peccato, perchè fino alla fatale caduta di stile il Nostro era stato impeccabile: pretesa di essere servito da camerieri che avessero smesso di fumare da almeno tre mesi, passate edizioni a rischio per temperature sotto i 19° (con conseguenti stufe on-stage), scenate per fotografie in strada, niente telecamere né fotografi accreditati, niente conferenze stampa (del resto in Francia la goccia erano stati dei colpi di tosse).
Tranquillo: metto su i tuoi dischi, uno per uno (ne ho molti. Molti, ti dico) e mentre suoni fumo, tossisco, fotografo il lettore e tu suoni. Anche al freddo. E poi il bis.
*«Non parlo italiano, ma se quei fottuti str… che hanno quelle fottute macchine fotografiche non le spengono, me ne vado. Io, Gary Peacock e Jack Dejohnette ci riserviamo il diritto di andarcene. Ogni persona che abbia accanto qualcuno con una macchina fotografica deve strappargliela di mano. Se non succede questo io lascerò questa maledetta città e voi avrete pagato il biglietto per niente. Il privilegio di essere qui è vostro, non mio» [fonte: Il Giornale]
Search
Ultimi Post
Related Entries
- No related posts







No Responses to “Don’t let the door hit you on the way out”
Please Wait
Leave a Reply