Comunque lo si tratti, il tema grida flame già di suo; non so neanche perchè lo stia scrivendo, questo post. Anzi lo so: non ho posizioni radicali, credo se ne possa parlare e ho voglia di leggere opinioni sensate in merito.
Tradotto: “Astenersi Troll”; fuori dalle palle, che non c’è da mangiare.
Il fatto: Benedetto XVI pubblica il motu proprio che riabilita il rito pre-riforma, peraltro “mai giuridicamente abolito” nel diritto canonico (prima era necessario il consenso del vescovo, ora potrà autorizzarlo il parroco), affiancando la Messa Tridentina, opzionale, alla celebrazione conciliare, che resta la forma ordinaria.
Poi leggo sul Guardian che il ritorno della messa in latino comporta la reviviscenza di alcune preghiere aventi ad oggetto gli Ebrei, affinchè siano “liberati dall’oscurità”, venga “sollevato il velo dai loro occhi” e “finisca la cecità di quel popolo, affinchè possa riconoscere la luce della tua verità, che è Cristo”.
L’Anti-Defamation League è insorta contro il provvedimento papale e le implicazioni interreligiose che questo comporterebbe, definendolo “un colpo alle relazioni tra Cattolici ed Ebrei”.
‘We are extremely disappointed and deeply offended that nearly 40 years after the Vatican rightly removed insulting anti-Jewish language from the Good Friday mass, it would now permit Catholics to utter such hurtful and insulting words by praying for Jews to be converted,’ said Abraham Foxman, the group’s national director, in Rome. ‘It is the wrong decision at the wrong time. It appears the Vatican has chosen to satisfy a right-wing faction in the church that rejects change and reconciliation.’
Ora, mentre in America sono già avanti sul punto, qui proviamo a mettere in piedi una società multiculturale (territorialmente e geneticamente dovremmo già essere l’avanguardia): magari vale la pena di fare un passo più in là e puntare direttamente a un Paese “interculturale” e laico, dove la coesistenza diventi compenetrazione di esperienze diverse. Considerato che - ad oggi - l’elemento distintivo per eccellenza è forse quello religioso, potremmo partire da una maggiore elasticità verso ciò che avviene nel privato di una confessione diversa dalla propria (specie qualora priva di manifestazioni esterne), fintanto che non produca conseguenze idonee a intaccare la sfera di ‘neutralità’ delle istituzioni, sulla quale simile società dovrebbe poggiare.
Non entro nel merito dell’urgenza o meno del motu proprio, o delle ragioni che hanno portato a emanarlo, né sull’aderenza delle redivive preghiere alle attuali posizioni ecclesiastiche: credo che il Nostra Aetate basti a tracciare l’alveo e il tenore dei rapporti con le altre fedi, tra le quali l’Ebraismo è di certo un interlocutore privilegiato, anche - ma non solo - in virtù delle comuni e profonde radici storico-culturali («La religione ebraica non ci è estrinseca, ma in un certo qual modo è intrinseca alla nostra religione. Abbiamo con essa dei rapporti che non abbiamo con nessuna altra religione… Siete i nostri fratelli prediletti e, in un certo modo, i nostri fratelli maggiori»; «Gli ebrei, in grazia dei padri, rimangono ancora carissimi a Dio, i cui doni e la cui vocazione sono senza pentimento»).
E’ fisiologico che ogni religione basi il proprio impianto teologico sull’assunto che la verità di cui si fa portatrice sia ‘La Verità’, e che il riconoscimento (o la ricerca) della stessa sia la chiave per l’avvicinamento al Divino. Ora io sono troppo egoista per preoccuparmi anche della sorte che può attendere l’anima altrui, ma se qualcuno chiedesse al proprio Dio - nell’intimo della preghiera o durante una Liturgia, in uno spazio circoscritto e destinato allo scopo - di pensare anche me, se qualcuno insomma volesse condividere col sottoscritto ciò che ritiene la ’salvezza’, per di più senza coinvolgermi, tediarmi, cercare di presuadermi, ecco: non lo troverei offensivo. Anzi.
Non mi scandalizza che una fede religiosa (o un credo politico, s’è per questo) possa conservare innocui residui di proselitismo (che curiosamente deriva da ‘proselita’, convertito al Giudaismo) o evangelizzazione ormai ascrivibili a nulla più che alla libertà di professione, men che meno se il proposito non prende corpo in ingerenze o - peggio - coercizioni, ma si limita a una preghiera, una richiesta d’intercessione divina, che ha senso per chi ci crede, o resta un flatus voci.
Update: vedo che altre organizzazioni ebraiche hanno assunto atteggiamenti più prudenti sulla vicenda: “I think there are those who have interpreted it in an extremely alarmist fashion,”
“That doesn’t mean that there aren’t things that need clarification but there is no question of Pope Benedict’s commitment to respectful relations with the Jewish people.” (Rabbi David Rosen dell’ American Jewish Committee (AJC))
Sulla preghiera riguardante gli Ebrei, e la sua evoluzione, un interessante post di .mau.







E tu credi a quello che dice un quotidiano inglese? Il messale ripristinato è quello del 1962, che aveva già espunto quelle frasi.
Guardian a parte, la polemica è riportata un po’ ovunque… grazie per la precisazione!